Stima immobiliare a Siracusa
Colonizzata intorno all'VIII sec. a.C. dai Greci di Corinto che si stanziano sull'isola di Ortigia. Siracusa cade ben presto in mano a tiranni. Al momento del suo massimo splendore (V-IV sec. a.C.) la città conta circa 300.000 abitanti e domina la Sicilia. Tra il 416 ed il 413 si scatena un furioso conflitto tra Siracusa ed Atene, i cui guerreri sono capeggiati da Alcibiade. E' uno degli episodi più famosi e cruenti della storia antica. Passata ai Romani, viene poi occupata dai barbari, dai Bizantini, dagli Arabi e dai Normanni.
I tiranni di Siracusa - Il tiranno, figura antica che corrisponde all'odierno dittatore, è uno dei personaggi che spesso si incontra ripercorrendo la storia della Sicilia in periodo ellenistico ed in particolare di Siracusa. Gelone, già tiranno di Gela, nel 485 a.C. estende il suo dominio su Siracusa. Le sue mire espansionistiche causano l'ostilità dei Cartaginesi che si trasforma ben presto in aperto scontro. Gelone, alleatosi con Terone, tiranno di Agrigento, riesce a sconfiggerli nella celebre battaglia di Himera (485 a.C.). Gli succede il fratello Ierone che durante il suo governo aiuta Cuma a sbarazzarsi della minaccia etrusca (474 a.C.).
Dopo un breve periodo di democrazia caratterizzato da scontri con Atene, sale al trono il famoso Dionisio il Vecchio (405-367). Stratega accorto, basa il suo governo sul consenso popolare, ottenuto attraverso regalie e favori, e sulla sua figura di difensore contro il pericolo punico, che però non riesce a sgominare. Sotto di lui Siracusa diviene una vera e propria potenza. Da un punto di vista personale, invece, appare come una figura sospettosa, timorosa di complotti contro di lui. Le paure divengono vere e proprie manie di persecuzione e sfociano nella sua volontaria reclusione nel castello di Ortigia, da lui resa fortezza inespugnabile e dimora riservata alla corte. La sua storia è costellata di stranezze che danno adito a numerose dicerie, a metà tra la leggenda e la realtà. Narrano quindi Valerio Massimo, Cicerone e Plutarco che, non fidandosi dei barbieri, il tiranno affida alle figlie il compito di raderlo, ma, intimorito che esse stesse possano ucciderlo, le obbliga ad utilizzare gusci di noci arroventati al posto di coltello e cesoie; fa scavare intorno al talamo nuziale un piccolo fossato con un ponticello che toglie dopo essersi coricato e, per dimostrare come la vita di un regnante sia densa di pericoli, fa appendere sopra il capo di Damocle, cortigiano invidioso, una spada affilata e sostenuta da un semplice crine di cavallo (da qui la locuzione Spada di Damocle utilizzata per esprimere l'incombere di una minaccia). La sua cupidigia lo porta persino, si dice, ad appropriarsi del mantello aureo della statua di Zeus e a farlo sostituire con uno di lana.
Alla sua morte sale il figlio, Dionisio il Giovane, non dotato delle stesse capacità politiche del padre, seguito dal sanguinario Agatocie, che per prendere il potere non esita a massacrare gli aristocratici. Anche il suo tentativo di scacciare i Cartaginesi dalla Sicilia si rivela vano (sconfitta ad Imera nel 310 a.C.)
L'ultimo dei tiranni a governare Siracusa è Ierone II. Nel 212 la città passa nelle mani dei Romani sotto i quali diviene capitale della provincia di Sicilia.

Le distrazioni di Archimede - Della vita di Archimede, celebre matematico nato a Siracusa nel 287 a.C., non si hanno notizie certe. Si narra che fosse così distratto ed assorto nei suoi studi da dimenticare persino di bere e di mangiare. I suoi servitori erano costretti a trascinarlo a forza ai bagni ed anche là continuava a tracciare figure geometriche disegnando nella cenere. E' nella sua vasca da bagno che scoprì il principio che lo rese famoso: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta uguale e contraria al peso del volume di liquido spostato. Raggiante si alzò di scatto e uscì di casa correndo ed urlando "Eureka" (ho trovato!).
Si occupò di aritmetica, geometria, fisica, astronomia ed ingegneria. Tra le sue invenzioni meccaniche vi sono la coclea (o vite di Archimede), un cilindro contenente una superficie elicoidale, la ruota dentata, le sfere celesti e gli specchi ustori, un gioco di lenti e specchi con i quali riuscì ad incendiare la flotta romana. Si narra inoltre che quando i Romani riuscirono a penetrare nella città, Archimede, immerso nei suoi calcoli, non se ne accorse e morì trafitto dalla spada di un soldato.

Le muse di Siracusa - Durante il periodo antico la città svolge un ruolo fondamentale per le arti. Molti dei regnanti infatti si interessano anche dell'aspetto artistico ed accolgono poeti e scrittori. C'è anche chi, come Dionisio il Vecchio, si cimenta nello scrivere, pur senza grande successo. Il primo ad interessarsi concretamente all'arte è Ierone I che si proclama protettore dei poeti e riceve alla sua corte artisti del calibro di Pindaro e Eschilo, padre della tragedia antica ed autore dei Persiani (470 a.C ca) e delle Etnee, rappresentati nel teatro greco che sorge nel quartiere di Neapolis. Platone ha con Siracusa, ma soprattutto con i suoi regnanti, un rapporto travagliato. Dionisio il Vecchio lo accoglie a malincuore, per poi espellerlo poco dopo: alla sua morte il filosofo ritorna (protetto dal reggente Dione), ma anche questa volta viene espulso da Dionisio II e fallisce il suo progetto di creare uno stato filosofico. Teocrito, iniziatore di quella poesia bucolica in cui poi brillerà Virgilio, è probabilmente originario della città. In tempi più recenti Siracusa dà i natali a Salvatore Quasimodo (1901-1968), poeta pervaso del malessere di vivere che esprime con versi sempre più ermetici e incisivi che gli valgono, nel 1959, il Premio Nobel.
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